IL COVID 19 E LE MISURE DI SOSTEGNO PER I LAVORATORI SPORTIVI

IL COVID 19 E LE MISURE DI SOSTEGNO PER I LAVORATORI SPORTIVI

“Toccatemi tutto ma non, o forse non solo, il calcio”.
Quanti, a causa dell’emergenza sanitaria ancora in corso, hanno pensato a quanto sarebbe stata difficile una vita senza calcio, intere domeniche passate senza quello che, a conti fatti, è il passatempo preferito dagli italiani? Immagino parecchi.
Ma in quanti sanno che il mondo del calcio è la quarta industria del nostro Paese per impatto sul prodotto interno lordo? Più di qualcuno presumo.
E da ultimo… in quanti hanno pensato a come il lockdown e la conseguente sospensione dei campionato abbiano influito su quelle migliaia di sportivi professionisti non gazzilionari che grazie al gioco del calcio vivono e mantengono una famiglia? Non molti magari.
E proprio da qui ci muoveremo per analizzare una delle più significative misure approntate prima con il c.d. “Decreto Rilancio” del 19.05.2020 e poi con il successivo D.L. 14 agosto 2020, n. 104, ovverosia la possibilità di estendere la facoltà di accesso alla cassa integrazione in deroga anche agli sportivi professionisti, dove per Cassa Integrazione in deroga si intende quel particolare ammortizzatore sociale concesso a tutti quei lavoratori ai quali è precluso l’accesso alle forme di integrazione salariale previste dalla normativa lavoristica.
Come è noto, ai sensi dell’articolo 2 della legge 91 del 1981 “sono sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi ed i preparatori atletici, che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell’ambito delle discipline regolamentate dal CONI“.
A tali figure, non solo atleti quindi ma tutti coloro che sono legati a una società calcistica da un vincolo di subordinazione e di collaborazione, per esplicita previsione della legge n°91/1981, è preclusa qualunque possibilità di accesso alle due forme di integrazione della C.I.G ordinaria e straordinaria.
È pertanto grazie a questa nuova previsione normativa, nata durante il lockdown, che la materia è stata trattata per la prima volta in maniera organica, garantendo tutela a lavoratori altrimenti sprovvisti.
Per riassumere, in breve, la portata del sostegno di tale misura, nella sua formulazione definitiva in vigore dal 15 agosto 2020, si osserva che la durata del periodo massimo ottenibile per il trattamento integrativo salariale varia dalle nove alle tredici settimane, con una copertura finanziaria garantita fino a 21,1 milioni di Euro.
I soggetti beneficiari sono espressamente individuati nei lavoratori dipendenti iscritti al Fondo Pensione Sportivi Professionisti che, nella stagione sportiva 2019-2020, hanno percepito retribuzioni contrattuali lorde non superiori a 50.000 euro.
La norma stabilisce inoltre che la retribuzione contrattuale utile per l’accesso alla misura debba essere dichiarata dal datore di lavoro.
Le federazioni sportive e l’INPS, attraverso la stipula di apposite convenzioni, potranno in futuro scambiarsi i dati, per i rispettivi fini istituzionali, riguardo all’individuazione della retribuzione annua di 50.000 euro ed ai periodi ed importi della cassa integrazione in deroga.
Si osserva che proprio l’individuazione del parametro retributivo di riferimento ha in un primo tempo creato alcune difficoltà interpretative: infatti, nella prima stesura della norma si individuavano come beneficiari dell’ammortizzatore “ i lavoratori dipendenti iscritti al Fondo Pensione Sportivi Professionisti con retribuzione annua lorda non superiore a 50.000 Euro …..” .
Questa prima formulazione non teneva quindi conto della peculiarità dei contratti degli sportivi professionisti, regolati dalla Legge 91/81, la cui durata è legata all’annata sportiva (o a più annate sportive) con uno sviluppo dal 1° luglio al 30 giugno e, non dal 1° gennaio al 31 dicembre come l’anno solare.
L’INPS successivamente all’entrata in vigore del Decreto Rilancio, nella propria circolare nr. 86 del 15 luglio 2020 chiariva peraltro in maniera inequivocabile che, per individuare la “retribuzione annua lorda” di riferimento, si doveva in sostanza considerare la sommatoria degli emolumenti percepiti dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019 da parte del soggetto e non, come altrimenti diversamente interpretabile, la retribuzione annua lorda contrattuale di riferimento prevista per la stagione di riferimento (nella fattispecie la stagione 2019/2020), vigente al momento della domanda della Cassa Integrazione in deroga.
Come si è prima accennato, solo con il Decreto Legge 14 agosto 2020, n. 104 (art. 2), che ha introdotto all’articolo 22 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18 (convertito, con modificazioni, dalla Legge 24 aprile 2020, n. 27 al quale ha fatto seguito il richiamato messaggio INPS n. 3137 del 21 agosto 2020), il nuovo comma 1-bis, si è avuta la definitiva conferma che il parametro retributivo è da intendersi legato alle retribuzioni lorde percepite nella stagione 2019/2020, che non devono pertanto eccedere i 50.000 euro lordi.
In merito all’impatto che la normativa appena analizzata potrebbe avere, in termini di sostegno economico-finanziario generabile (volgendo lo sguardo limitatamente al settore degli sportivi professionisti del calcio, ambito di osservazione di chi scrive), si può dare una misura di massima della potenziale platea di riferimento in termini di soggetti beneficiari: dai dati ricavabili per la terza serie, la nostra Lega Pro, (per quanto riguarda la Serie A e la Serie B del calcio si ritiene che l’impatto sia abbastanza marginale), si può osservare che su oltre duemila contratti professionistici depositati per la stagione 2019/2020 (tra calciatori e allenatori, senza menzionare quindi gli altri professionisti delle squadre), circa il 73% degli stessi avrebbe diritto a ricevere il trattamento di cassa integrazione.
A ciò deve aggiungersi il fatto che lo stesso decreto Decreto Legge 14 agosto 2020, n. 104 ha esteso anche ai lavoratori e collaboratori delle società sportive la possibilità di richiedere l’indennità di Euro 600 qualora siano incorsi in riduzioni o cessazione dell’attività. Le modalità per la richiesta tuttavia devono ancora essere definite.
Il tutto a beneficio di 60 società sportive dislocate, sostanzialmente, in maniera capillare in quasi tutte le Regioni sul territorio nazionale.
Un bel colpo, per aiutare chi ci fa gioire ogni domenica.
Milano, 14 Ottobre 2020
Dott. Andrea Foco
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