L’AFFIDAMENTO CONDIVISO AI TEMPI DEL COVID 19

Nell’epoca degli abbracci negati, delle famiglie distanti, delle coppie che sperano di potersi presto ricongiungersi, un problema se si vuole molto più grave è passato sotto silenzio: parliamo del problema dei genitori separati, che a causa della pandemia vengono privati della possibilità di trascorrere il tempo loro concesso con i propri figli se questi si trovano in un’altra regione.
Il sistema delle zone e delle diverse colorazioni attribuite dal Comitato Tecnico Scientifico ha precluso in molto occasioni (come ad esempio in occasione delle feste appena trascorse) il ricongiungimento famigliare. L’urgenza del contenimento epidemiologico ha imposto una stretta particolareggiata durante le feste natalizie per porre un freno all’inevitabile concentrazione di incontri e spostamenti che ad essi sarebbero conseguiti; pertanto molte madri e padri hanno potuto vedere i propri figli solo tramite videochiamate o sentirli sporadicamente, e da non genitore posso solo immaginare che supplizio possa essere stato …
Dall’analisi degli ultimi provvedimenti emanati, non pare rientri, neanche questa volta, la possibilità di inserire come motivo di necessità il ricongiungimento familiare fra genitori e figli che a seguito di una separazione si ritrovano a vivere in Comuni e a volte in Regioni diverse.
Stante l’assenza di una puntuale previsione all’interno del nuovo Dpcm, si è riproposta la sensibile questione del bilanciamento fra il diritto alla salute ed il principio costituzionalmente garantito della bi genitorialità fondato sull’articolo 30 della Costituzione e sull’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che non può, per la sua indefettibile natura di diritto fondamentale di ogni bambino (c.d. best interest of the child) a mantenere rapporti stabili con i propri genitori, subire una limitazione così stringente. E’ ragionevole tuttavia, nonché di buon senso, ritenere prevalente il diritto di visita ed in generale le disposizioni stabilite in sede di separazione e divorzio rispetto alle misure volte ad assicurare il distanziamento sociale.
Svariati Tribunali tuttavia nel corso dei mesi passati, in linea con le disposizioni governative per affrontare l’emergenza sanitaria, hanno previsto la recessione del diritto di visita a favore del diritto alla salute, mentre pochi sono stati quelli che hanno propeso per un’interpretazione del diktat normativo molto più ampia, finendo con il ricomprendere nella dicitura di “stato di necessità” anche le visite ai figli presso l’altro genitore, conformandosi quindi con le linee guida della Presidenza del Consiglio. Unico obbligo: rispettare il calendario fissato dal giudice.
È stato quindi sancito che la disponibilità dei mezzi informatici e di comunicazione a distanza a supporto degli incontri fisici non può essere la sola giustificazione al fine di impedire l’esercizio di adeguato diritto alla frequentazione genitori-figli. E’ indubbio e sicuramente fondato su solide basi l’appello alla sensibilità ed al buon senso per evitare di alimentare il contagio epidemiologico, ma è altresì indubbio che la totale privazione dei contatti fisici e privati con un genitore – se pensiamo alla possibile lesione della riservatezza nelle videochiamate in presenza dell’altro genitore, ovvero alla pressoché impossibilità di gestire una videochiamata con bambini molto piccoli – possono minare l’equilibrio psico fisico dei minori e delle relazioni familiari.
L’eventuale sospensione del diritto di visita dovrà essere compensata con maggiori contatti fra genitore/figlio e non dovrà essere intesa, dall’altro genitore, come una sospensione “totale” del diritto di visita. Infatti, dovranno essere censurati quegli atteggiamenti aggressivi e prevaricatori dei genitori che non intendano mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con l’altro genitore.
È inoltre indubbio che, specialmente nelle separazioni più “burrascose” possano intervenire diverse limitazioni anche alle comunicazioni con strumenti a distanza da parte del genitore assegnatario con lo scopo di impedire il mantenimento di un rapporto il più possibile equilibrato in termini di tempo con l’altro genitore. La quarantena non potrà quindi essere adoperata per minare le fondamenta del rapporto genitore/figlio.
Tale atteggiamento potrebbe indurre a formulare un giudizio di inadeguatezza genitoriale, incompatibile con la scelta di genitore collocatario, se non, in via subordinata, con l’affidamento condiviso. Infatti, la Cassazione con la sentenza n. 976/2019, riguardo alla posizione del genitore collocatario, ha stabilito che tra i requisiti di idoneità genitoriale rileva anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore a tutela del diritto del figlio alla bi genitorialità e alla crescita equilibrata e sana. La presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi, nel dovere dei primi di cooperare nell’assistenza, educazione ed istruzione. Venivano altresì richiamati dalla Suprema Corte i principi fondamentali enunciati dalla Corte di Strasburgo, i quali invitano gli stati membri ad adottare ogni provvedimento possibile per far sì che possano essere mantenuti in maniera stabile i rapporti genitori-figli.
Si tratta di un argomento spinoso, per la cui si risoluzione è auspicabile che i genitori mettano da parte le rispettive divergenze e giungano a più miti consigli, per preservare l’interesse dei propri figli, come sempre in queste circostanze possibili vittime di comportamenti inadeguati.
Milano, 10 Febbraio 2021
Avv. Andrea Foco ®